Tribunale di Busto Arsizio – 2012

Il caso riguarda la Sig.ra G.P. che, ricoverata presso l’Ospedale di Busto Arsizio per precedente operazione, cadeva dal letto d’ospedale riportando trauma cranico facciale, ferita lacerocontusa, ematoma sovraorbitario destro e contusione del bulbo oculare che necessitavano di ulteriore intervento chirurgico.

Che successivamente a questi fatti, la Sig.ra G.P. perdeva la propria autonomia a determinarsi e veniva trasferita presso struttura di lungo degenza dove, a seguito di arresto cardiaco, decedeva.

Il Tribunale di Busto Arsizio, valutato che il comportamento imprudente, negligente ed imperito dei medici non ha evitato la caduta della Sig.ra G.P. e la causalità con la morte successiva, ha condannato l’Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo” di Busto Arsizio al pagamento in favore della figlia della Sig.ra G.P. di Euro 203’000,00 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese di CTU.

Tribunale di Lodi – 2014

La vicenda ha colpito il Sig. D.M. che a seguito di intempestiva procedura di angioplastica di completamento del ramo interventricolare della coronaria sinistra ha subito emorragia cerebrale che ha comportato la perdita totale della capacità lavorativa e in misura rilevante dell’autonomia nello svolgimento di gran parte degli atti della vita quotidiana con considerevole necessità di ausilio da parte di soggetti terzi.

Il Tribunale di Lodi, valutato che il comportamento imprudente, negligente ed imperito dei medici ha causato l’invalidità del Sig. D.M., ha condannato l’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lodi al pagamento in favore del Sig. D.M. di Euro 1’158’160,25, in favore della moglie di Euro 100’000,00, in favore dei due figli di Euro 200’000,00 e in favore dei genitori di Euro 70’000,00 così per un totale di Euro 1’528’160,25 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese di CTU.

Tribunale di Milano – 2014

Il caso riguarda il Sig. M.I. che si è presentato al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Desio accusando fortissimi dolori all’occhio sinistro e disturbi visivi. Il medico di turno lo invitava a sottoporsi a visita specialistica, dalla quale si riscontrava iperemia congiuntivale. Lo specialista prescriveva applicazioni serali di collirio e applicazioni di pomata oftalmica, nonché nuova visita di controllo dopo quattro giorni.

Il Sig. M.I. continuando ad accusare dolori lancinanti all’occhio sinistro tornava al Pronto Soccorso dove il medico di turno, Dott.ssa M.P.F, preso atto della visita specialistica già effettuata e nonostante il dolore lamentato dal paziente, il rossore diffuso dell’occhio, la pupilla bianca, la suppurazione in atto, aveva, dopo una breve visita, steso referto di iperemia congiuntivale, con residui di pomata oftalmica e probabile infiltrato corneale, così mostrando di avere scambiato il materiale purulento per residui di pomata. Il Sig. M.I. veniva pertanto dimesso consigliandogli di seguire le prescrizioni dell’oculista.

Poiché, nonostante l’assunzione degli antidolorifici prescritti al bisogno, il dolore non era diminuito, il Sig. M. I. si recava presso l’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, dove il medico di turno, resosi conto della gravità della condizione, ne aveva disposto il ricovero d’urgenza, con diagnosi di ampio ascesso corneale all’occhio sinistro.

Il Tribunale di Milano, rilevata l’imperizia, l’imprudenza e la negligenza dei sanitari di Desio che hanno dato corso all’evolversi della patologia iniziale (infiltrato corneale) e causato gravi e permanenti lesioni corneali, ha condannato il medico di turno Dott.ssa M.P.F e l’USL di Desio in solido fra loro al pagamento in favore del Sig. M.I. di Euro 10’480,69 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese di CTU.

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Tribunale di Reggio nell’Emilia – 2015

La vicenda ha colpito i coniugi X. e Z. che in occasione del quinto parto della Sig.ra X, programmato col taglio cesareo, avevano comunicato al ginecologo la scelta di procedere al contestuale intervento di sterilizzazione tubarica. La Sig.ra X a tal fine aveva sottoscritto l’apposito modulo di manifestazione del consenso c.d. informato.

Successivamente la Sig.ra X si era però resa conto di essere nuovamente incinta e, avendo deciso di portare a termine la gravidanza, dava alla luce il suo sesto figlio.

I coniugi hanno intentato causa all’USL di Reggio Emilia in quanto la nascita del sesto figlio ha messo a dura prova la situazione economica ed umana della famiglia e ha esposto la madre ad un elevato stress fisico e mentale, certificato dalla comparsa di evidente edema al dorso delle mani e dei piedi, alla regione orbitaria bilateralmente e di orticaria allergica oltre a edema diffuso sottocutaneo.

Il Tribunale di Reggio Emilia, verificato che i sanitari dell’Ospedale avevano del tutto omesso di provvedere, successivamente all’effettuazione del taglio cesareo del quinto figlio, alla sterilizzazione tubarica, benché espressamente richiesta e autorizzata dalla paziente, ha condannato la USL di Reggio Emilia al pagamento in favore della Sig.ra X di Euro 20’000,00 e in favore di entrambi i coniugi di Euro 82’800,00 così per un totale di Euro 102’800,00 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi.

Tribunale di Lecce – 2015

La vicenda ha colpito il Sig. B.F., ricoverato presso l’Ospedale di Lecce dove veniva sottoposto ad intervento chirurgico di asportazione del polmone sinistro.

La condotta negligente e l’imprudenza dei medici che hanno avuto in cura il Sig. B.F. determinavano il decesso.

Il Tribunale di Lecce, a seguito della causa intentata dalla moglie del defunto, valutato che i medici intervenuti dal giorno dell’operazione fino a quello del decesso non sono stati in grado di interpretare adeguatamente i dati clinici a loro disposizione, e così non adottando misure idonee durante il decorso operatorio e quello post-operatorio, ha condannato l’ASL di Lecce al pagamento in favore della moglie del Sig. B.F. di Euro 180’000,00 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese di CTU e CTP.

Tribunale di Lecco – 2015

La vicenda ha colpito il Sig. A.C. in occasione del ricovero e del successivo intervento di resezione transuretrale della prostata.

L’imprudente omissione di valutazione pre-operatoria della funzionalità del muscolo detrusore, anche in considerazione dei rischi legati alle condizioni cliniche del soggetto, definito un anziano fragile e una lesione della vescica, prodotta da errore tecnico, le cui conseguenze sono state peggiorate dallo scorretto posizionamento del catetere vescicale, hanno determinato il decesso del Sig. A.C.

Il Tribunale di Lecco, a seguito della causa intentata dalla moglie e dalle figlie del defunto, valutato che il comportamento imprudente, negligente ed imperito dei sanitari e dello stesso personale infermieristico dell’Ospedale aveva causato la morte del Sig. A.C., ha condannato l’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco al pagamento in favore della moglie del defunto di Euro 210’000,00 e in favore delle due figlie di Euro 320’000,00 così per un totale di Euro 530’000,00 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese di CTU.

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Corte d’Appello di Milano – 2016

La vicenda riguarda il Sig. C.O. il quale, a seguito di ricovero urgente con sintomi caratterizzati dalla comparsa di un forte dolore toracico e mancanza di fiato, veniva sottoposto a trattamenti per un ipotetico disturbo di tipo gastrico.

L’imprudenza e il mancato rigore dei sanitari dell’Ospedale, che hanno omesso di procedere ad un monitoraggio elettrocardiografico continuo (attraverso un elettrocardiografo portatile e munito di monitor, o anche attraverso la reiterazione degli elettrocardiogrammi con un apparecchio standard, oppure, nell’impossibilità di procedere in tal senso, mediante il trasferimento in terapia subintensiva o intensiva) provocavano il decesso del Sig. C.O.

La Corte d’Appello di Milano, ravvisando il comportamento imprudente, negligente ed imperito dei medici dell’Ospedale, ha condannato il Centro Medico Monzino al pagamento in favore della moglie del defunto di Euro 275.882,11, in favore dei tre figli di Euro 492.00,00, in favore del fratello di Euro 24.000,00 e della madre di Euro 164.000,00 così per un totale di Euro 955.882,11 oltre interessi, spese di lite del primo Giudizio e di quello d’Appello, oneri fiscali e contributivi.